On doit des égards aux vivants; on doit aux morts que la verité.

Ai vivi si devono dei riguardi, ai morti si deve soltanto la verità.

Voltaire, “Lettere scritte nel 1819”

venerdì 7 aprile 2017

LE RAGIONI DI UNA SCELTA
“Non accettare sarebbe stata suprema vigliaccheria, aspettare tappato in casa che maturino gli eventi, è il solo modo per comprometterli gravemente.
Bisogna marciare come vuole la coscienza. L’ho predicato per tutta la vita, non posso smentirmi ora che sto per finire”
(Giovanni Gentile spiega le ragioni per le quali accetta la nomina a Presidente dell’Accademia d’Italia e Direttore de “La Nuova Antologia”)

ROMA 1937 MUSSOLINI CON GENTILE
"I patti firmati all'atto della capitolazione non consentiranno agli italiani ne' di essere liberi ne' di lavorare liberamente ne' addirittura di chiamarsi liberi...Con me ho il vivo ricordo dell' Italia del tempo di pace durante gli anni del deprecato Fascismo, con un popolo che,pur tra le spire d'un regime a me inviso,non poteva dirsi schiavo e il cui lavoro incontrava ovunque rispetto e considerazione." 
B.Croce 

Così si espresse l'antifascista filosofo Benedetto Croce non appena dimessosi come ministro del governo Bonomi il 27 luglio del 1944 ,già scosso per l'assassinio del filosofo,collega e avversario Giovanni Gentile vigliaccamente ucciso il 19 aprile del '44 dall'eroico partigiano Bruno Fanciullacci al quale Firenze gli intitolerà addirittura pure una piazza!



"L' ideologo del Fascismo"


Nato a Castelvetrano nel Trapanese il 30 maggio 1875, figlio di Giovanni e Teresa, Giovanni Gentile trascorse la sua infanzia a Campobello di Mazara, dove la famiglia si era trasferita. Frequentò il liceo Ximenes a Trapani e durante l’ultimo anno, su suggerimento del suo Professore di greco Gaetano Rota Rossi, decise di partecipare al concorso per quattro posti d'interno alla Scuola Normale Superiore di Pisa, con tema su “La poesia civile del Parini e dell'Alfieri”. Dopo essere stato ammesso, si iscrisse alla facoltà di Lettere e di Filosofia. L'esperienza presso l'ateneo pisano influirà in maniera determinante sul suo pensiero e sulle sue scelte culturali e politiche. La Scuola Superiore di Pisa infatti, oltre ad essere l'istituto scientifico più prestigioso del Regno, aveva avviato uno studio filologico e storico sulla letteratura Italiana, nonché sul ruolo del pensiero Italiano all'interno della filosofia europea. Tale impostazione era in linea con l'esigenza post-unitaria di cercare di rintracciare storicamente, e fondare, l'unità della penisola non solo dal punto di vista politico, ma anche culturale e spirituale. Gentile fece sua questa preoccupazione e cercò, in particolar modo nelle opere storiche, di meglio definire e ricostruire la storia spirituale d'Italia, ponendo come momento chiave il Risorgimento.
Sotto l'insegnamento storico di Alessandro D'Ancona e filosofico di Donato Jaia, Gentile iniziò a pubblicare i suoi primi articoli. L’influenza dei due Professori fu antitetica: mentre il primo, pisano, seguace del metodo storico, veniva dalla storiografia positivista e da ambienti liberali, il secondo, siciliano come Gentile, era un hegeliano seguace di Spaventa e come quest'ultimo aveva frequentato il Seminario rinunciando poi al Sacerdozio. Queste due personalità costituirono, nello svolgimento del pensiero filosofico di Gentile, due esigenze diverse ma allo stesso tempo conciliabili circa l'attenzione filologica per i documenti e per i testi e per l'interpretazione spaventiana della filosofia di Hegel.

Oltre all'influenza esercitata dai suoi due maestri, fu determinante negli anni trascorsi a Pisa, l'incontro con Benedetto Croce. Il loro carteggio, che rappresenta uno dei documenti centrali per la ricostruzione storica della cultura Italiana del periodo, iniziò nel 1896 e si protrasse fino all'adesione di Gentile al PNF nel 1923. La discussione tra i due si svolse all'inizio su argomenti storici e letterari; in seguito, l'argomento principe divenne la filosofia, avendo Gentile deciso, sotto la spinta di Jaia, di laurearsi in filosofia. Col passare del tempo l'amicizia tra i due si rafforzò fino a diventare cruciale per la formazione e lo sviluppo del pensiero di entrambi, nonché per la carriera accademica di Gentile, dal momento che questi, al contrario di Croce, non aveva a disposizione una base economica tale da esentarlo dall'insegnamento, che peraltro Gentile sentì come una missione. La base della discussione con Croce fu l'idealismo, che accomunò per un verso i due filosofi ma che al tempo stesso li divise a causa di alcune divergenze, sempre attenuate in nome della loro amicizia, eppure sempre latenti, che saranno il motivo della loro separazione. I due combatterono insieme la stessa guerra, contro il positivismo e le degenerazioni dell università patria. Il loro scopo fu quello di costituire un polo filosofico crescente, per dimensioni e qualità, all'interno della cultura nazionale. Fondarono una rivista, La Critica, nel 1903 e lavorarono incessantemente alla creazione di nuove collane editoriali e alla pubblicazione delle loro rispettive opere. Dopo la laurea a Pisa, e un corso di perfezionamento a Firenze, Gentile iniziò la sua carriera di insegnante, ottenendo una cattedra a Campobasso, al Liceo Mario Pagano.

La sua aspirazione però fu, sin dall'inizio, quella di ottenere una cattedra universitaria; dopo una serie di tentativi andanti a vuoto e sconfitte in altrettanti concorsi, Gentile riuscì ad ottenere una cattedra di storia della filosofia all'Università di Palermo nel 1906. Malgrado ambisse ad una cattedra a Napoli, per la vicinanza con Croce e con gli ambienti culturali napoletani ben più vivi di quelli siciliani, l'esperienza e l'insegnamento a Palermo furono per lui determinanti. Nella città siciliana, infatti, cominciò a crearsi intorno alla sua cattedra e agli incontri del circolo culturale di Giuseppe Pojero, quella scuola di allievi che contribuirono non poco alla diffusione dell'idealismo attuale, della sua filosofia che si arricchì in quegli anni di testi importanti: tra questi “L'atto del pensare come atto puro” del 1912 che ne costituirà il manifesto, e “La riforma della dialettica hegeliana” del 1913, che sarà la base dell'opera sistematica dal titolo “La teoria generale dello spirito come atto puro” del 1916, una sintesi delle speculazioni che Gentile sviluppò lungo la serie di testi, discorsi e polemiche su argomenti filosofici trattati nei primi anni della sua carriera universitaria, prima a Palermo e poi a Pisa, e che è la prima vera sistemazione dei suoi principj e a cui farà seguito il “Sistema di logica come teoria del conoscere” del 1917, la sua opera più voluminosa e complessa. L'insegnamento, oltre ad offrirgli la possibilità di continuare i suoi studi e sostentare la sua numerosa famiglia, gli diede quella di toccare con mano il disagio della scuola italiana, che sin dall'inizio, aveva giudicato ancora inadatta a contribuire alla fortificazione dell'unità nazionale e delle sue basi culturali, e incapace di formare una nuova classe dirigente che traghettasse il Paese verso un fulgido destino. Gentile sentì sempre come una vera e propria missione il suo ruolo di 
insegnante ed educatore; la sua pedagogia, che è essenzialmente filosofica non può essere staccata né dal suo sistema filosofico, né dal suo progetto di riforma della scuola che attuò nel 1923-24, quand'era Ministro della Pubblica Istruzione, e che dai primi due discende.
L'influenza di Gentile sulla cultura Italiana, accresciutasi nel tempo per merito delle sue pubblicazioni, delle iniziative insieme a Benedetto Croce, e della produzione della sua scuola filosofica, si estese anche grazie ai tanti incarichi che ebbe modo di ricoprire. La sua adesione al Fascismo del 1923, se da un lato costituì la molla della rottura con Croce (rapporto peraltro già incrinato da una polemica apparsa sulla Voce dieci anni prima), dall'altro gli diede la possibilità di accrescere ulteriormente la sua influenza sulla cultura Italiana, grazie anche ad alcune importanti iniziative editoriali: tra queste la più importante, per il peso che ricoprì e che ricopre tutt'ora, è senza dubbio “L'Enciclopedia Italiana”, alla cui composizione collaborarono anche molti intellettuali antifascisti. Nel suo disegno questa opera in volumi doveva costituire un monumento all'unità e alla concordia della cultura Italiana, a cui dovevano contribuire tutti gli studiosi, di qualsiasi credo politico. 

Nominato dunque nel 1922 Ministro della Pubblica Istruzione, elaborò l'anno successivo una epocale riforma della scuola destinata a durare fino ad oggi. Essa pose le sue basi sui concetti di meritocrazia; di forte selezione delle capacità individuali sin dalla scuola media inferiore; di funzione sociale e nazionale della struttura scolastica. Iscrittosi al Partito Nazionale Fascista nel 1923, fu Senatore del Regno dal novembre 1922 nonchè Membro del Gran Consiglio del Fascismo. Dimessosi da ministro dopo il delitto Matteotti, si pose alla guida delle Commissioni dei quindici e dei diciotto per lo studio delle riforme costituzionali e svolse un'intensa opera di organizzazione del consenso degli intellettuali. Redasse infatti nel 1925 il “Manifesto degli intellettuali Fascisti” e, sempre in quell'anno, fu nominato direttore dell'Enciclopedia Italiana (e nel 1932 scrisse la famosa voce “Fascismo”, firmata da Mussolini).
Fu contrario al Concordato tra la Chiesa Cattolica e lo Stato italiano del 1929, benché egli considerasse il Cattolicesimo come la forma storica della spiritualità italiana, poiché puntava su uno Stato etico totalmente garante dell’unità anche religiosa del popolo. Da questo momento in poi il suo ruolo politico si eclisserà definitivamente.
Terminato anche il mandato al Gran Consiglio del Fascismo, fu Direttore della Scuola Normale di Pisa (1932) e Consigliere d’Amministrazione di varie case editrici (Vallecchi, Le Monnier, Bemporad, Sansoni, di cui diventò proprietario nel 1932) e Presidente dell'Istituto Nazionale Fascista di Cultura. 
La sua fedeltà al PNF, in cui vide sempre l'espressione del moto Risorgimentale di unità nazionale, lo portò ad aderire nel 1943 alla Repubblica Sociale Italiana, benché ormai confinato da tempo ad un ruolo politico pressoché nullo. Autore del Discorso agli Italiani del 24 giugno 1943, appello alla concordia nazionale intorno al Duce dopo lo sbarco alleato in Sicilia, fu trucidato barbaramente dalla mala genia partigiana il 15 aprile del 1944 sulla soglia della sua abitazione a Firenze.



II filosofo Giovanni Gentile nacque, il 30 maggio 1875, a Castelvetrano (TP). Nel novembre 1893 entrò alla Scuola Normale Superiore di Pisa, dove si appassionò alle lezioni di filosofia tenute dal professor Jaja che lo introdusse allo studio della filosofia kantiana ed hegeliana. Nello stesso periodo si interessò anche allo studio del pensiero italiano durante il Risorgimento.

Conseguì la laurea nel 1897 con una tesi su Rosmini e Gioberti, pubblicata l'anno dopo.  
Sempre nel 1897 frequentò un corso di perfezionamento in filosofia e il 1° novembre 1898 intraprese l'insegnamento nel Liceo di Campobasso.  
Nel 1899 pubblicò "La filosofia di Marx" e nel 1900 il suo primo lavoro pedagogico "L'Insegnamento della filosofia nei licei".  
Agli albori del secolo strinse contatti di studio col filosofo Benedetto Croce, contatti che culminarono nei saggi pubblicati da entrambi sulla rivista "La critica". Croce si interessava a un programma di rilettura della cultura italiana dal punto di vista letterario, Gentile invece approfondiva il punto di vista filosofico con lavori molto importanti quali “Le origini della filosofia contemporanea in Italia", "La rinascita dell'idealismo" e "La filosofia". 
Nel 1906, all'Università palermitana occupava la cattedra di storia della filosofia e contemporaneamente scriveva "L'atto del pensare come atto puro". Mentre stava per concludere il suo soggiorno a Palermo, nel 1913, sulle pagine della rivista fiorentina "La voce" compariva la prima differenziazione pubblica della sua filosofia da quella di Croce.  
Nel novembre 1914, venne chiamato a Pisa per succedere al suo maestro Jaja nella cattedra di filosofia teoretica. Nei due anni successivi, sempre a Pisa, insegnò anche filosofia del diritto. 
In questo periodo di intenso impegno per Gentile l'attualismo gentiliano ricevette una definitiva formulazione con "La teoria generale dello spirito come atto puro" e con "I fondamenti della filosofia del diritto".  
Nel 1918, infine, ordinario di Storia della filosofia all'Università di Roma.  
Dal 1914 al 1918 Gentile fu convinto interventista e alla fine della guerra raccolse in due volumi - intitolati rispettivamente "Guerra e fede" (1919) e "Dopo la Vittoria" (1920) - gran parte degli articoli scritti durante il conflitto.  
Ministro dell' lstruzione nel primo governo Mussolini (ottobre 1922 - giugno 1924), attuò una radicale riforma della scuola italiana, dall'asilo all'università.  
Senatore nel 1922, nel maggio successivo si iscrisse al Partito Nazionale Fascista e divenne membro del Gran Consiglio del Fascismo.  
Nel 1925 fondò l'lstituto Fascista di Cultura e il 21 aprile dello stesso anno scrisse "Il Manifesto degli intellettuali italiani fascisti", che provocò la rottura definitiva con Benedetto Croce. II "Manifesto" recava firme illustri tra cui quelle di Soffici, Pizzetti, Pirandello, Volpe, Corradini, Di Giacomo, Malaparte e tanti altri. 
Voluto da Gentile, il "Manifesto" diede al Fascismo un notevole apporto di fede e di coerenza rappresentando anche una testimonianza di affetto verso il Duce, che si stava risollevando dalla crisi provocata dall'affare Matteotti. Molti fascisti “tiepidi" avevano abbandonato Mussolini dopo il giugno 1924, ma non così fu per Gentile il quale più che mai si schierò accanto al Capo del Governo chiamando attorno a lui le forze più sane della Nazione. 
Per meglio capire l'importanza del consenso al regime, negli anni successivi e aurei del Fascismo, non va trascurato il filone gentiliano, che intendeva il fenomeno fascista come compimento del Risorgimento, continuazione di Mazzini e Gioberti, ma anche dell'opera di Garibaldi e di Crispi. Lo riconobbe - nel 1939 - anche Mussolini, che disse: "Gentile preparò la strada di chi - come me - avesse desiderato camminare su di essa".  
Dal 1925 e fino all'anno della sua morte, Gentile ebbe la dilezione scientifica della ''Enciclopedia italiana'', alla cui realizzazione chiamò a collaborare intellettuali italiani di valore, al di fuori di ogni idea politica e nel pieno rispetto del loro lavoro.  
Dal 1928 al 1943 riorganizzò e potenziò la Scuola Normale di Pisa, arricchendone la biblioteca e tutte le altre vitali strutture.  
Nel momento della crisi della Patria, in un nobile discorso tenuto in Campidoglio - il 24 giugno 1943 - esortò gli italiani al dovere risorgimentale di difendere l’”Italia grande e immortale". Un discorso ispirato a grande amore per la Patria e sincera devozione per Mussolini. 
Quando, dopo la bufera dell'8 settembre 1943, Mussolini fondò la Repubblica Sociale Italiana egli inviò Carlo Alberto Biggini, neo-ministro dell'Educazione nazionale, ad offrire al filosofo la Presidenza dell'Accademia d'ltalia e Gentile non esitò un solo istante "perché - disse - non accettare sarebbe stata suprema vigliaccheria e demolizione di tutta la mia vita”.  
Nell'elogio funebre in memoria del filosofo Biggini tra l'altro ricordò "Quando ebbe il suo primo incontro col Duce, dopo la sua liberazione, uscì dal colloquio con le lacrime agli occhi e profondamente commosso mi disse “O l'Italia si salva con Lui, oppure è perduta per qualche secolo”.  
Nel discorso tenuto il 19 marzo 1944, inaugurando l'Accademia d'ltalia, in Firenze, Giovanni Gentile disse che quando la voce di Mussolini riecheggiò restituiva un capo alla "moltitudine dispersa e la richiamava alla riscossa". Aggiunse che con Mussolini "era risorta l’Italia giovane, leale, generosa ... e che la voce del Duce non si era spenta perché era quella la voce della Patria immortale".  
Giovanni Gentile venne ucciso a Firenze, il 15 aprile 1944, davanti al cancello di Villa Montalto dove abitava. Quattro giovani “gappisti" in bicicletta avevano atteso il suo rientro dall'ufficio di presidente dell'Accademia d'ltalia. Due “gappisti" si avvicinarono all'automobile ferma davanti al cancello e uno di essi, Bruno Fanciullacci, si accostò alla vettura e chiese “E' lei il professor Gentile?". "Sì" rispose il filosofo e non fece in tempo ad aggiungere altro perché abbattuto a colpi di pistola.  
Il suo assassino era un partigiano originario di Pieve a Nievole, in provincia di Pistoia. Da bambino si era trasferito a Firenze al seguito della famiglia. Nel 1938 era stato incarcerato per propaganda sovversiva. In carcere aveva aderito al Partito Comunista clandestino. Scarcerato il 12 luglio 1943, dopo l'8 settembre militò nei Gap (Gruppi azione partigiana) fiorentini. Arrestato, venne ucciso nel luglio 1944 mentre tentava di fuggire.  
L'assassinio, infame e inutile, del più grande filosofo italiano venne deciso e ordinato dal CLN (Comitato di liberazione nazionale) e sicuramente non fu - come tentarono poi di sostenere - un'iniziativa isolata. II peso di questo inutile delitto generò un ridicolo palleggio di responsabilità in seno allo stesso CLN. Si tentò di addossare la responsabilità intera del misfatto ai comunisti, ma tutti i partiti che componevano il CLN erano coinvolti. Togliatti fece scrivere un articolo al latinista Concetto Marchesi sul foglio clandestino "La lotta", in cui - esaltando l'omicidio del filosofo - si diceva tra l'altro "... Per i manutengoli del tedesco invasore la giustizia del popolo ha emesso la sua sentenza: morte!".  
Giovanni Gentile ebbe solenni onoranze funebri in Santa Croce, a Firenze, dove per ordine di Mussolini - venne sepolto nella cappella a sinistra dell'altar maggiore.  
Ed ecco, a conclusione di questo ricordo del filosofo, anche le parole di Carlo Alberto Biggini: "La sua fedeltà egli l'ha consacrata col sangue: alla gloria delle opere ha aggiunto la palma del martirio. L’Italia immortale, da lui invocata e fatta presente a tutti i cuori nelle ore della prova e della tribolazione, lo accoglie nel cielo degli eroi.  
“Il Fascismo, ch'egli intese nel suo spirito più profondo e amò nella persona del suo creatore facendo fino all'ultimo momento professione aperta della sua fede, lo iscrive fra i suoi martiri”.

24 GIUGNO 1943 - IL DISCORSO AGLI ITALIANI

PERCHE' FU ASSASSINATO GIOVANNI GENTILE

E' BENE CHE GLI ITALIANI SAPPIANO IL PERCHÈ ED IL PERCOME FU ASSASSINATO IL FILOSOFO GIOVANNI GENTILE. 
"A PROPOSITO DELL'IDEA, AL COMUNE DI FIRENZE, DI TITOLARE UNA
 VIA AL PARTIGIANO BRUNO FANCIULLACCI, UCCISORE DI G.GENTILE".
GIOVANNI GENTILE, NACQUE A CASTELVETRANO (TRAPANI), NEL 1875.DOPO ESSERSI LAUREATO IN LETTERE E FILOSOFIA,SI DEDICÒ ALL'INSEGNAMENTO.FU PROFESSORE DI STORIA DELLA FILOSOFIA,PRIMA A PALERMO,POI A PISA ED A ROMA.NOMINATO SENATORE DEL REGNO NEL 1918,DOPO LA MARCIA SU ROMA DIVENNE MINISTRO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE, CARICA CHE MANTENNE SINO AL LUGLIO 1924.IN QUESTA SUA VESTE ATTUÒ LA RIFORMA DELLA SCUOLA ITALIANA, CHE PRESE NOME DA LUI, ISPIRANDOSI ALLE SUE CONCEZIONI FILOSOFICHE ED A NUOVE ESIGENZE CHE ERANO VENUTE MATURANDO.DAL 1926 AL 1929 FU PRESIDENTE DEL CONSIGLIO SUPERIORE DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE.MEMBRO DEL GRAN CONSIGLIO DEL FASCISMO DAL 1923 AL 1924,E DAL 1926 AL 1929, FU, NEGLI ANNI SEGUENTI PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE LEONARDO E DELL'ISTITUTO INTERUNIVERSITARIO ITALIANO, FONDATORE E PRESIDENTE DELL'ISTITUTO NAZIONALE DI CULTURA FASCISTA, DIRETTORE DELL'ISTITUTO TRECCANI E DELL'OMONIMA ENCICLOPEDIA, PRESIDENTE DELL'ISTITUTO ITALO-GERMANICO E DELL'ISTITUTO DI STORIA MODERNA, E CONTEMPORANEAMENTE, INFINE,DIRETTORE DELLA SCUOLA NORMALE DI PISA.IL 23 NOVEMBRE 1943, SU PROPOSTA DI MUSSOLINI,VENNE NOMINATO PRESIDENTE DELL'ACCADEMIA D'ITALIA.
ASSERTORE DELLO STATO ETICO,GENTILE FU MAESTRO DI EDUCAZIONE PER INTERE GENERAZIONI DI ITALIANI.IL SUO SOMMARIO DI PEDAGOGIA, COME SCIENZA FILOSOFICA, È OPERA FONDAMENTALE NEL CAMPO PEDAGOGICO.GENTILE CADDE ASSASSINATO A FIESOLE (FIRENZE)IL 15 APRILE 1944 PER ORDINE DEL PCI.
FU A FIRENZE, CHE L'ALA MODERATA DEL FASCISMO FIORENTINO TENTÒ UNA OPERAZIONE DI RICONCILIAZIONE TRA ITALIANI DI OPPOSTE TENDENZE. A CAPO NE ERA GIOVANNI GENTILE. E FURONO I COMUNISTI A STRONCARE SUL NASCERE QUESTO TENTATIVO, CHE ERA GIUNTO A PARALIZZARE OGNI INIZIATIVA DELL'ANTIFASCISMO ;E FU IL PCI A RIPRENDERE IN MANO L'INIZIATIVA ,LANCIANDO ALL'ASSALTO LE SQUADRE GAPPISTE E ORDINANDO L'UCCISIONE DI GENTILE.
SUBITO DOPO L'8 SETTEMBRE 1943, LE NOSTRE TRUPPE DI STANZA A FIRENZE E DINTORNI, SI ERANO DISSOLTE. I TEDESCHI AVEVANO OCCUPATO SALDAMENTE LA CITTÀ. SI ERA RICOSTITUITA, SOTTO IL CONSOLE ITALO INGARAMO, LA 92 MA LEGIONE DELLA MILIZIA FASCISTA. GLI ANTIFASCISTI, CHE DURANTE I 45 GIORNI DI BADOGLIO ERANO USCITI ALLA LUCE DEL SOLE, ERANO DI NUOVO SCOMPARSI, TEMENDO LE VENDETTE DEI FASCISTI DA LORO PERSEGUITATI DOPO LA CADUTA DEL REGIME. MA VENDETTE NON CE NE FURONO, ED I CAPI FASCISTI SI OPPOSERO IMMEDIATAMENTE A QUALSIASI TENTATIVO DI RITORSIONE O VIOLENZA. ALCUNI NOMI DI QUESTI UOMINI ILLUMINATI:RAFFAELE MANGANIELLO,CAPO DELLA PROVINCIA, UCCISO POI NEL 1944 DA PARTIGIANI SULLA AUTOSTRADA MILANO-TORINO; L'AVVOCATO GINO MESCHIARI, CHE VENIVA DALLE FILE DEL PARTITO REPUBBLICANO, E DIVENUTO CAPO DEL FASCISMO FIORENTINO;GIUSEPPE MANNA,QUESTORE, E MIRKO GIOBBE, DIRETTORE DEL GIORNALE LA NAZIONE.
ALLA LORO TESTA, SI ERA POSTO GIOVANNI GENTILE, CHE DOPO LA COSTITUZIONE DELLA RSI, VENNE NOMINATO DAL DUCE, PRESIDENTE DELL'ACCADEMIA D'ITALIA.
UNA POLITICA DI DISTENSIONE FU ATTUATA, RILASCIANDO PERSONE SOSPETTE DI OSTILITÀ AL FASCISMO, COMPRESI I COMUNISTI.LA TRANQUILLITÀ PIÙ ASSOLUTA TORNÒ A REGNARE IN FIRENZE E PROVINCIA.
I COMUNISTI FURONO I PRIMI A REAGIRE ALL'ISOLAMENTO CUI LI AVEVA COSTRETTI LA POLITICA DISTENSIVA DEL GOVERNO DELLA RSI A FIRENZE. ESSI AVEVANO COMPRESO CHE MUSSOLINI, NON PIÙ LEGATO ALLA MONARCHIA, STAVA PER ATTUARE DELLE RIFORME CHE LI AVREBBERO SCAVALCATI A SINISTRA.COSÌ RIPRESERO LA TECNICA DELLE UCCISIONI E CONSEGUENTI INEVITABILI RAPPRESAGLIE.
FU COSÌ CREATO UN "COMITATO TOSCANO DI LIBERAZIONE NAZIONALE", CON GINO MONTELATICI PER IL PCI;ENZO ENRIQUES AGNOLETTI PER IL PARTITO D'AZIONE;ADONE ZOLI PER I DEMOCRISTIANI;FOSCOLI LOMBARDI PER I SOCIALISTI;MARINO MARI PER I LIBERALI.MA IL 2 NOVEMBRE,ALLA LORO PRIMA RIUNIONE, I MEMBRI DEL CTLI, TROVARONO AD ACCOGLIERLI GLI UOMINI DELL'UFFICIO POLITICO DELLA GNR, COMANDATO DAL MAGGIORE CARITÀ.

ALLORA I COMUNISTI SCATENARONO L'AZIONE DI GUERRIGLIA DEI GAP. UCCISERO PER PRIMO GINO GOBBI,TENENTE COLONNELLO COMANDANTE DEL DISTRETTO MILITARE.
IL GAP FIORENTINO ERA COMPOSTO DA ALESSANDRO SINIGAGLIA,, COMANDANTE; DA ELIO CHIARESI, BRUNO FANCIULLACCI, ROMEO LANDINI,E RICCIOTTI SANI.L'ASSASSINIO DI GOBBI DESTÒ GRANDE SCALPORE, E FU DECISO DI CONDANNARE A MORTE GLI UNICI CINQUE ANTIFASCISTI ANCORA DETENUTI NELLE CARCERI:LUIGI PUGI,ARMANDO GUALTIERI,ORLANDO STORNI,ORESTE RISTORI,E GINO MANETTI,TUTTI COMUNISTI.I QUALI CADDERO FUCILATI CANTANDO L'"INTERNAZIONALE".
I GAP INTENSIFICARONO LE AZIONI:SETTE BOMBE ESPLOSERO IN DIVERSI PUNTI DELLA CITTÀ;UNA NELLA CASA DEL FASCIO,DUE NELLA SEDE DEL COMANDO TEDESCO,DUE NELLA STAZIONE,DUE NELL'ALBERGO INDIPENDENZA OCCUPATO DA MILITARI TEDESCHI.I TEDESCHI REAGIRONO FURIOSAMENTE, ARRESTANDO DECINE DI PERSONE.E MINACCIANDO UNA DECISA RAPPRESAGLIA.GIOVANNI GENTILI VI SI OPPOSE.MA I FASCISTI CATTURARONO UNA BANDA SUL MONTE MORELLO,UCCIDENDONE IL COMANDANTE LANCIOTTO BALLERINI;COMUNISTA;IL 13 FEBBRAIO, ALESSANDRO SINIGAGLIA, IL CAPO DEI GAP,VENNE IDENTIFICATO E UCCISO.IL 26 FEBBRAIO, I FASCISTI SCOPRIRONO LA FORNITISSIMA ARMERIA DEL PARTITO D'AZIONE IN VIA GUICCIARDINI.IL 22 MARZO, IL TRIBUNALE MILITARE CONDANNÒ A MORTE CINQUE RENITENTI ALLA LEVA.
MA I GAP NON DISARMARONO, CONTINUANDO LO STILLICIDIO DELLE UCCISIONI INDIVIDUALI, SPESSO ATTUATE PENETRANDO NELLE CASE ED UCCIDENDO LE PERSONE SOTTO GLI OCCHI DEI FAMILIARI.
GIOVANNI GENTILE,ED I SUOI PIÙ STRETTI COLLABORATORI, COME ARDENGO SOFFICI,IL PITTORE FUTURISTA PRIMO CONTI, ENRICO SACCHETTI,IL PROFESSOR GIOTTO DAINELLI,IL PROFESSOR ARRIGO SERPIERI,LO SCRITTORE BARNA OCCHINI, IL DOTTOR GIOVANNI SPADOLINI, TENTARONO, SULLE COLONNE DI ITALIA E CIVILTÀ,DI RISTABILIRE UN CLIMA DI RICONCILIAZIONE E FRATELLANZA TRA ITALIANI.
I COMUNISTI, DECISERO ALLORA DI ELIMINARE L'UOMO CHE CON LA SUA AZIONE ED IL SUO ESEMPIO DI OGNI GIORNO,COSTITUIVA PER LORO IL MAGGIORE OSTACOLO ALLO SCATENAMENTO DELLA LOTTA FRATRICIDA IN TOSCANA:GIOVANNI GENTILE.
GENTILE SCRISSE DIVERSI ARTICOLI DI RICONCILIAZIONE,, ,TRA CUI "RICOSTRUIRE", DEL 28 DICEMBRE 1943. ERTICOLO DIVENUTO FAMOSO,IN CUI SI CHIEDEVA AI FASCISTI INTRANSIGENTI DI LASCIAR PERDERE GLI OPPOSITORI VELLEITARI, E PENSARE INVECE AL BENE COMUNE DELL'ITALIA IN GUERRA CONTRO LO STRANIERO.MA GENTILE EBBE UN OPPOSITORE: IL PROFESSOR CONCETTO MARCHESI, CHE GLI RISPOSE SU LA NOSTRA LOTTA DEL 15 FEBBRAIO 1944-MARCHESI, DOPO UNA MINUZIOSA DISAMINA DI TUTTE LE PAROLE DI GENTILE, SULLA RICONCILIAZIONE, CONCLUDEVA:"QUANTI OGGI INVITANO ALLA CONCORDIA,SONO COMPLICI DEGLI ASSASSINI NAZISTI E FASCISTI,QUANTI INCITANO OGGI ALLA TREGUA VOGLIONO DISARMARE I PATRIOTI E RIFOCILLARE GLI ASSASSINI NAZISTI E FASCISTI PERCHÈ INDISTURBATI CONTINUINO I LORO CRIMINI.LA SPADA NON VA RIPOSTA FINCHÈ L'ULTIMO NAZISTA NON ABBIA RIPASSATO LE ALPI, FINCHÈ L'ULTIMO TRADITORE FASCISTA NON SIA STERMINATO.PER I MANUTENGOLI DEL TEDESCO INVASORE E DEI SUOI SCHERANI FASCISTI, SENATORE GENTILE,LA GIUSTIZIA DEL POPOLO HA EMESSO LA SUA SENTENZA:MORTE!"MENTRE PER I DIVERSI PARTITI, LA SORTITA DI CONCETTO MARCHESI FU RITENUTA UNO SFOGO POLITICO, I COMUNISTI PRESERO ALLA LETTERA LE PAROLE DEL PROFESSOR MARCHESI.
PER IL PCI, IL PROGETTO DI UCCIDERE GENTILE FU SUBITO MESSO IN CANTIERE.
AI PRIMI DI APRILE 1944, IL RESPONSABILE MILITARE DELLA FEDERAZIONE COMUNISTA IMPARTÌ AI GAP L'ORDINE DI PROCEDERE AL PIÙ PRESTO ALL'ESECUZIONE DELL'ANZIANO FILOSOFO.
GENTILE, ABITAVA A VILLA MONTALDO, UNA RIDENTE LOCALITÀ A MONTE DEL TORRENTE AFRICO, SOTTO LE COLLINE DI FIESOLE E SETTIGNANO.GENTILE AVEVA L'ABITUDINE DI RIENTRARE A CASA SU UN'AUTO GUIDATA DA UN MILITE DELLA GNR, MA SENZA ALCUNA SCORTA.
IL 15 APRILE, DOPO AVER BEN STUDIATO I PARTICOLARI DELLA ZONA E DELL'AZIONE, BRUNO FANCIULLACCI DIEDE IL VIA ALL'AZIONE.
COME TUTTE LE AZIONI GAPPISTE, L'UCCISIONE DI GENTILE RICHIESE POCHI MINUTI:ALLE ORE 15, COME DI CONSUETO, ARRIVÒ L'AUTO DEL FILOSOFO A VILLA MONTALDO..MENTRE L'AUTO RALLENTAVA PER DAR MODO AL GUARDIANO DI APRIRE IL CANCELLO, I QUATTRO GAPPISTI, FANCIULLACCI COMPRESO, APRIRONO IL FUOCO CONTRO GENTILE E L'AUTISTA...IL FILOSOFO MORÌ QUASI SUBITO..
TUTTI I PARTITI DEL CNTL, STIGMATIZZARONO IN SENSO NEGATIVO L'AZIONE DEI "QUATTRO IRRESPONSABILI" (COMUNISTI), CHE AVEVANO AMMAZZATO GENTILE..MA I COMUNISTI,. NEL PERIODICO AZIONE COMUNISTA DELL11 MAGGIO 1944, PRESERO QUASI IN GIRO I LORO ALLEATI, RIVENDICANDO LA MORTE DI GENTILE IN QUESTI TERMINI"RITENIAMO CHE L'UCCISIONE DI GENTILE NON SOLO SIA UN MONITO DI GIUSTIZIA E LAVACRO DI PURIFICAZIONE, MA UN VERO AMMAESTRAMENTO ETICO,CAPACE DI ISPIRARE NELLA GIOVENTÙ PATRIOTTICA I PIÙ ALTI SENTIMENTI DI ONORE E SACRIFICIO, E VERSO I TRADITORI LO SPAVENTO DELLA INESORABILE GIUSTIZIA DEL POPOLO....."
ORA, CHE SI PENSI DI TITOLARE UNA VIA DI FIRENZE A BRUNO FANCIULLACCI, PARE COSA PRIVA DI SENSO.QUALI SONO I GRANDI MERITI DEL FANCIULLACCI? QUELLI DI AVERE FREDDATO NON UN AVVERSARIO IN ARMI, MA UN CIVILE DISARMATO, CHE NON AVREBBE POTUTO DIFENDERSI.BEL CORAGGIO, BELLA FORZA!! QUALE ATTO EROICO!!DA ESSERE RICORDATO , CON QUEL NOME, IN UNA VIA TOSCANA....E ANCHE IL SINDACO DI FIRENZE, RENZI, IL QUALE SI È SPESSO MOSTRATO EQUANIME E NON SCHIAVO DI UN PARTITO, MOSTRI ADESSO IL CORAGGIO DI DECIDERE DA UOMO ONESTO E DI CULTURA QUALE PARE ESSERE, E NON DIPENDENTE DALLA IDEOLOGIA DELL'ANTICO PCI.SE SI VUOLE INTITOLARE UNA VIA A BRUNO FANCIULLACCI, VI SI AGGIUNGA,NELLA TARGA, SOTTO IL NOME:"ESECUTORE DEL FILOSOFO GIOVANNI GENTILE".


VILLA MONTALTO AL SALVATINO DOVE IL FILOSO 
FU ASSASSINATO IL 15 APRILE 1944
LA SALMA DI GENTILE
LA FIAT 1100, ERA L' AUTO DELL' ACCADEMIA D' ITALIA ASSEGNATA AL FILOSOFO GIOVANNI GENTILE, SULLA QUALE E' STATO UCCISO IL 15 APROILE 1944. SONO VISIBILI I FORI DEI PROIETTILI

I SOLENNI FUNERALI

LA POPOLAZIONE DI FIRENZE RENDE OMAGGIO AL FERETRO





S. CROCE LA TOMBA

BERGAMO REPUBBLICANA MARZO 1944


LUGLIO 1944









PERIODICO DELLA FEDERAZIONE
 DEI FASCISTI REPUBBLICANI DI FIRENZE
ULTIMO NUMERO DEL SETTIMANALE
PUBBLICATO DAL SETTEMBRE 1943 AL LUGLIO 1944
SONO RICORDATI I COLLABORATORI DEL GIORNALE CHE DURANTE I DIECI MESI DI USCITA SONO STATI UCCISI DAI PARTIGIANI